OGMedica – Dott.ssa Milena Castorina

Intervista a Milena Castorina : “Lo zen e l’arte della manutenzione della bellezza”

Intervista a Milena Castorina : “Lo zen e l’arte della manutenzione della bellezza”

15 DOMANDE A MILENA CASTORINA

  • “La bellezza è una promessa di felicità”, diceva Stendhal. E oggi? Cos’è la bellezza per Milena Castorina?

 “La bellezza è un equilibrio dinamico. Il risultato unico, variabile e prezioso di tanti elementi, dalla genetica alla nostra biografia, dalle esperienze personali alla nostra volontà. Coco Chanel, donna acuta e mordace, diceva che “non esistono donne brutte, ma solo donne pigre”. Cioè si tratta di una scelta. E tutte possono risultare belle, è questione di forza interiore e volontà” 

  • Come dire che la bellezza è carattere, non perfezione di lineamenti

“E’ carattere, personalità, identità che spesso però reprimiamo, o trascuriamo, oppresse da un quotidiano frenetico e combattivo. La bellezza è infatti anche un processo, perché siamo tutte creature in movimento, all’interno di una natura anch’essa in perenne trasformazione. Un volto risulta bello quando è vivo, mobile, luminoso, in armonia col mondo. Non quando risponde a modelli prestabiliti o artificiali, imposti dalla moda.  La bellezza è infatti anche relazione. Con la parte più nascosta di se stessi e con gli altri. Una relazione mutevole e misteriosa”.

  • E’ anche vero che il valore Bellezza è anche molto condizionante, soprattutto per le donne, spesso timorose di non rientrare nel canone estetico del tempo. La taglia 42 è il nostro burka, come ha detto qualcuno. E la nostra società risente ancora adesso di un giudizio fortemente maschile sul fascino delle donne, oggetto di messaggi spesso occulti e subliminali. O no?

“Verissimo. Il canone della bellezza è sempre stato legato alla storia e ai gusti del tempo, prima ancora che allo strapotere dei media. Per l’arte greca equivaleva ad armonia, equilibrio, rigore geometrico, e le statue antiche lo testimoniano. Per Platone era un’idea astratta, per Aristotele invece la bellezza era un’esperienza, raggiungibile con la tecnica. Nel medioevo era addirittura associata alla bontà, in antitesi alla bruttezza-cattiveria.  Per farci un’idea del mutamento del gusto, basta confrontare i nudi e la ritrattistica dell’Ottocento, quei corpi opulenti, coi bacini ampi e il seno piccolo, con la concezione contemporanea di estetica, a base di corpi levigati, asciutti e tonici.”

  • I condizionamenti sulle donne però pesano ancora, e il business della bellezza ha facile presa su di loro.

“Indubbiamente, ed è un discorso complesso. Ad esempio, le donne si vogliono magre per piacere a se stesse e alle altre donne, non è il giudizio maschile che vogliono assecondare, ma il mondo dello spettacolo e della moda, in cui spesso sono anche attive o protagoniste. Le stesse riviste femminili sono dirette e curate in maggioranza da donne, per il loro sguardo più attento e sensibile alla moda, alla psicologia e ai fenomeni sociali.  E’ un momento di transizione per noi donne, molto operoso e critico. Quanto all’aumento chirurgico del seno o della bocca, beh siamo in un campo al confine, e temo che le labbra gonfiate all’eccesso rispecchino nascostamente un’aspirazione onirica maschile. E penso anche ai seni giganti della mitologia felliniana”.

  • Andiamo dunque al concreto: lei come si regola quando una donna le chiede labbra molto pronunciate?

“La bellezza non è finzione, o eccesso. Prima di ogni intervento io parlo molto con la paziente per individuare esattamente aspettative e bisogni. Se una bocca pronunciata non si addice al volto o è comunque una forzatura nell’equilibrio generale, ne discutiamo insieme. Ogni viso ha una sua misura che va rispettata, e valorizzata in modo armonico.  A seconda del caso, proponiamo un “progetto” che varia naturalmente per tipologia e step per operare sui due piani: quello strutturale e curativo, di rigenerazione progressiva dei tessuti, e quello estetico, che è necessariamente legato al primo, e assicura l’effetto visibile. Il ringiovanimento sarà pertanto progressivo, e il risultato legato non solo alla distensione della pelle, ma anche al rinvigorimento dei tessuti, alla ridensificazione e all’equilibrio ricomposto dei volumi.”

  • Come si agisce, in particolare?

“Io amo la cultura orientale del dettaglio, nella cura del particolare ho un approccio da miniaturista. Sono contraria al “pronto effetto”, alle modifiche nette e immediate, perché credo nella gradualità dei processi, sostanziali e formali, che soli garantiscono il risultato naturale e la durata nel tempo. Lavoro cioè a un percorso di “restituzione” della bellezza in termini di salute ed equilibrio: cioè una bellezza spontanea, raggiunta per gradi grazie alla cura e alla riparazione (anch’essi termini cari alla filosofia Zen), in profondità e in superficie, con sostanze naturali e prodotti di assoluta sicurezza e affidabilità sotto ogni profilo. L’aggiornamento continuo del resto è una necessità, sia sui prodotti che nelle tecniche. Ricorrere per risparmiare a farmaci di scarsa qualità, reperiti su Internet o altrove, e a figure non competenti, è molto rischioso”

  • Prevenzione, cura, informazione. E’ il concetto di salute in cui crediamo oggi

“Sì, e aggiungo metodo, vita sana e partecipativa, ascolto di se stessi e della propria immaginazione. La bellezza, come il benessere, è legata alla fantasia. Nostra e di chi ci guarda”.

  • Sembra uno scenario idillico, ma c’è un fattore oggettivo e prosaico che rema contro, ed è il tempo. L’invecchiamento cellulare è legato all’età, e l’industria della bellezza non ci dà scampo, ricordandoci in ogni istante, ossessivamente, l’inesorabile marcia del tempo su di noi. Il tutto mentre l’intera società, dominata dal mercato, demonizza o svalorizza le donne mature, associando la bellezza alla giovinezza. Laddove si ritiene – colpevolmente – che agli uomini l’età conferisca invece fascino.  Come affronta questo nodo ?

“ Dovremmo rivedere noi donne per prime il concetto di età, al di là del mercato, cosmetico e culturale. Il tempo e le esperienze capitalizzate donano carattere al viso, e la bellezza è anche un dato di personalità. Il tempo è anche la nostra biografia. Non si devono azzerare tutti i segni e i passaggi del tempo, ma attenuarli o rivitalizzarli per esprimere il nostro presente. Per allinearci a noi stesse e al nostro sentimento del tempo, non ai diktat imposti dal mercato e da una cultura vetero-maschilista”.

  • Oggi le donne sono molto più consapevoli e libere. Ne è una prova, finalmente, anche la scelta dei capelli grigi contro l’uso della tintura.

“Se pensiamo all’età come un nemico da combattere, da nascondere a ogni costo, o da subire con ostilità e tensione, vivremo sempre con ansia e inadeguatezza, in un’impari e faticosa lotta contro il tempo.  L’età può essere invece una corrente con cui allearsi, in consapevolezza e sorpresa, benevolenza.”

  • In che senso?

“Ritorno al tema del tempo, secondo l’ottica Zen che ho fatto mia. Il tempo non è una forza solida e cieca, ma un movimento: è il flusso dentro e fuori di noi, che siamo soggetti in trasformazione, materia e spirito in moto continuo. La medicina estetica come la concepisco io agisce dentro questo flusso naturale, in modo efficace ma gentile, utilizzando materia biologica e organica al nostro corpo, senza forzare col bisturi, senza mascherare o estremizzare. Fra breve sarà possibile raggiungere un effetto lifting senza bisturi. Il mio obiettivo è quello di restituire il viso della donna al “suo” sentimento del tempo”.

  • Cosa intende per “sentimento del tempo”?

“Le faccio un esempio. Molte donne mi dicono, in studio, che la loro espressione, in foto o allo specchio, risulta triste e provata, mentre loro si sentono ancora fresche e piene di slancio vitale. Questa dissociazione fra la percezione interiore di sé e quella manifesta procura disagio e a volte imbarazzo. “Io non voglio sembrare più giovane, o camuffarmi – dicono –  ma più in linea e armonia con me stessa”. Di fatto è innegabile che la forza di gravità opera su di noi, e svuota i volumi, inclina gli occhi, appesantisce le palpebre, rendendo malinconico lo sguardo e meno disteso il sorriso. E’ qui che possiamo agire, sui piani”

  • Sembra un discorso di ingegneria più che di estetica 

“In parte sì. Agiamo sull’architettura del viso, sui pieni e sui vuoti, sulle linee e sulle diagonali, nel rispetto del disegno del volto di ciascuno. Non si tratta infatti di omologare il viso a un ideale di bellezza / giovinezza standard, ma di valorizzare quel volto unico e irriproducibile che abbiamo davanti.  Il suo fascino personale.  Intervenendo laddove occorre, si agisce ristrutturando nel profondo le zone del viso, che è già modellato dalla natura in diversi piani. Lo facciamo con gradualità, rispetto della storia personale e biologica del soggetto, operando sulla rivitalizzazione cellulare e dei tessuti. Non sono infatti le rughe, come crediamo, ad appesantire il viso, ma lo svuotamento dei piani e il rilassamento dei tessuti. I segni e i solchi, con gli strumenti in nostro possesso, ormai sono facilmente risolvibili coi filler. Ciò che è importante è meno scontato è intervenire nel tracciato   del viso, nel suo equilibrio compositivo, e con durevolezza. Ed è fondamentale non solo la scelta della sostanza giusta, ma anche la coscienza del punto esatto e della quantità in cui va immessa con l’ago, a seconda della profondità che vuoi raggiungere per riempire o sollecitare muscolo, tessuto, derma.”

  • Ne parla con gran trasporto

“Con enorme passione, in verità. Ho cominciato a fare ricerca sul campo quasi quarant’anni fa, mentre studiavo medicina, ed ero quasi pioniera perché era un settore ai primi passi, a rischio di improvvisazione e leggerezza, purtroppo, allora come oggi.  Sentivo l’urgenza di studiare, approfondire, sperimentare. Mi sono specializzata in chirurgia e medicina estetica, ho sempre viaggiato moltissimo e fatto esperienze all’estero, lavoro come specialista ma non smetterò mai di studiare e documentarmi, confrontandomi coi colleghi degli altri paesi impegnati nella comune ricerca. Talento e attitudine non bastano infatti, e la ricerca deve sempre essere aggiornata, accurata. E spiegata ai pazienti, naturalmente, che devono essere informati su ogni cosa che li riguarda. Ascolto, accoglienza e relazione sono fondamentali nel nostro studio. E’ un posto in cui si sta bene”

  • Tre parole chiave che la dicono lunga su Milena Castorina?

“Disciplina, metodo, cura. E responsabilità, dettaglio, relazione. In effetti sono 6. Vanno comunque bene?”

  • E il suo tempo liberato, come lo impiega?

“Leggo e curo il giardino…Mi piace…